Una soglia, non un riempitivo
La cucina contemporanea usa mise en bouche e amuse-bouche per indicare un assaggio offerto prima delle portate. Le due espressioni non sono perfettamente sovrapponibili nell’uso, ma condividono un’idea decisiva. Il primo boccone non deve saziare. Deve orientare.
È una forma di ospitalità condensata. In pochi centimetri di piatto il cuoco presenta una temperatura, una consistenza, forse un contrasto. Non racconta ancora tutto; stabilisce però le regole dell’ascolto.
Anche un libro prepara il palato
Un incipit svolge una funzione simile. Non contiene il romanzo, ma insegna al lettore a entrarvi con sospetto, lentezza, fame o memoria. Una frase iniziale ben riuscita non spiega; dispone.
Per questo la mise en bouche può diventare una figura della scrittura. Il testo breve non è necessariamente minore. Talvolta è la forma più esigente, perché deve lasciare un sapore prima ancora che il lettore abbia deciso se restare.
Qui comincia un percorso che va dalle parole capaci di nominare il cibo alle storie che il cibo ci insegna a leggere.
Angelo Raffaele Grande
